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Cosa sapere su


FRATTEROSA


LA STORIA

Molto prima che arrivassero i Romani, le dolci colline intorno a Fratte Rosa erano già abitate da popolazioni affascinanti come gli Umbri e i Piceni. Queste antiche civiltà prosperavano tra l’entroterra e la costa adriatica, lasciando tracce profonde nella storia e nel paesaggio della zona.

I Piceni, in particolare, furono una società vivace e ben organizzata, attiva tra il IX e il III secolo a.C. Erano abili commercianti e artigiani, famosi per la lavorazione dei metalli e per i loro oggetti decorativi finemente realizzati. Le loro tombe, arricchite da preziosi corredi funerari, ci raccontano di una società complessa, dove alcune famiglie godevano di grande prestigio, ma la storia cambiò nel 390 a.C., quando arrivarono i Senoni, una tribù gallica proveniente dall’attuale Francia centrale. Attraversarono le Alpi e si insediarono nella parte settentrionale del Piceno, oltre il fiume Esino. Qui, si fusero o sostituirono gradualmente i Piceni, segnando una nuova fase culturale e storica per tutta la regione.

Tra i protagonisti della storia antica d’Italia, i Senoni – una fiera tribù gallica – giocarono un ruolo fondamentale. Nel 390 a.C., dopo aver sconfitto i Romani nella celebre Battaglia dell’Allia, saccheggiarono Roma, lasciando un’impronta indelebile nella memoria storica del Paese. Stabilitisi poi nelle Marche settentrionali, i Senoni dominarono per oltre un secolo il territorio compreso tra Rimini e Ancona, un’area precedentemente abitata dagli Umbri. La loro presenza influenzò profondamente la cultura e l’organizzazione locale.


NASCONDINO - UN'OPERA CHE INVITA ALLA CONTEMPLAZIONE

Presso il Giardino Pubblico del Comune di Fratte Rosa si trova “Nascondino”, una scultura in terracotta realizzata da Margherita Burcini su un albero di paulownia, inaugurata durante la Settimana della Cultura di Pesaro 2024 – Capitale Italiana della Cultura.
L’opera invita a riscoprire la memoria e ad aprire un varco verso l’infanzia. Il gioco del nascondino – e il gioco in generale – diventa metafora di un ritorno alle origini, un modo per ritrovare una dimensione autentica capace di riconnetterci con la natura: non solo con quella del mondo vegetale, ma anche con la nostra natura interiore.
Il messaggio dell’opera suggerisce un percorso di integrazione tra l’essere umano, il territorio e la propria dimensione più profonda, spirituale e creativa. Tornare bambini significa riaprire lo spazio dell’immaginazione: un luogo in cui tutto è possibile, dove per volare basta alzare le braccia come fossero ali, dove gli unicorni attraversano il cielo e dove anche un albero può parlare, ricordandoci chi siamo. “Nascondino” si inserisce così nel paesaggio di Fratte Rosa come un invito alla contemplazione, al gioco e alla riscoperta del legame tra uomo, natura e memoria.

AMBIENTE NATURALE

Fratte Rosa è immersa in un paesaggio collinare tipico delle Marche, caratterizzato da una natura rigogliosa e da ampie vedute panoramiche che abbracciano valli, colline e borghi circostanti. La zona è famosa per la “terra del Lubaco”, un terreno ricco di argilla che ha storicamente favorito la produzione di vasi e terrecotte destinate a contenere alimenti da conservare sotto sale perché impermeabile. I boschi e i campi coltivati intorno al borgo offrono un habitat per una varietà di flora e fauna autoctone, creando un ambiente ideale per passeggiate e attività all’aria aperta. I sentieri che attraversano le colline permettono di esplorare la natura incontaminata e godere di scorci sulla valle del Cesano e sui monti circostanti. Questa connessione tra natura e tradizione artigianale fa di Fratte Rosa un luogo unico, dove la bellezza naturale si fonde con l’eredità culturale.

L'ARTE DEL LEGNO

Passeggiando per le vie di Fratte Rosa è facile percepire il legame profondo con l’artigianato. Tra le tradizioni più radicate spicca quella della lavorazione del legno, una vera e propria arte tramandata di generazione in generazione. Fin dai tempi antichi, gli artigiani del paese realizzavano mobili e oggetti in legno per la vita quotidiana, con cura e maestria. Ancora oggi, questa tradizione vive grazie a realtà come il Mobilificio Avenanti, fondato nel 1870, che produce arredi in legno di alta qualità, unendo saperi antichi e design contemporaneo. Le sue collezioni, pensate per ogni ambiente della casa, raccontano la storia di un territorio dove l’arte incontra la funzionalità. Accanto ad Avenanti, numerose botteghe e aziende artigiane continuano a dare vita a pezzi unici, testimoni dell’identità culturale del borgo. Visitare questi laboratori significa scoprire i segreti della falegnameria locale e ammirare la bellezza di mobili realizzati interamente a mano. Per chi cerca autenticità, qualità e un contatto diretto con le tradizioni, Fratte Rosa offre un’esperienza affascinante nel cuore dell’artigianato marchigiano. Un’occasione imperdibile per riscoprire il valore del fatto a mano e portare a casa un pezzo della storia locale.

LA MOSTRA DELLA TERRACOTTA E DELLA TERRACRUDA

Il museo raccoglie e illustra la tradizione della ceramica di Fratte Rosa. Il Museo delle Terrecotte è una delle meraviglie del borgo. Si tratta di un museo che costituisce il centro di formazione e documentazione dell’artigianato locale di tradizione “I cocci di Fratte Rosa”, con relativi laboratori artigianali e materiali dell’epoca (pignatte, vasellame, brocche, tegami e altri oggetti in terracotta). L’esposizione va a costruire quella che fu la vera produzione ceramica locale. Si parte dalla ricerca e reperimento delle materie prime, passando per la lavorazione dei materiali, per arrivare alla creazione di oggetti usciti dalle mani di artisti laboriosi e molto abili.

LA SCALINATA IN MAIOLICA

Nel cuore del centro storico di Fratte Rosa è stata recentemente inaugurata una suggestiva scalinata in maiolica che arricchisce il percorso urbano del borgo, unendo arte, artigianato e tradizione. L’opera è stata realizzata dagli allievi del corso regionale di Operatore Ceramista, promosso dalla Regione Marche con fondi FSE, trasformando un progetto formativo in un intervento concreto di valorizzazione del paese.Inserita in uno dei luoghi simbolo della terracotta marchigiana, l’opera richiama la lunga tradizione ceramica di Fratte Rosa, dove da secoli le pregiate argille locali vengono lavorate per realizzare stoviglie e manufatti che hanno contribuito a definire l’identità culturale ed economica del borgo. Oggi questa tradizione continua a vivere nelle botteghe artigiane e nei percorsi di formazione, di cui la scalinata è una testimonianza concreta.

LE CHIESE

CHIESA DI SAN GIORGIO

La Chiesa di San Giorgio è una importante chiesa parrocchiale cattolica situata a Fratte Rosa. Costruita tra il 1799 e il 1801, la chiesa è dedicata a San Giorgio. Affacciata su un’ampia piazza, la chiesa parrocchiale si trova tra l’ex oratorio del Santissimo Sacramento e la casa parrocchiale. La facciata, in mattoni a vista, si distingue per le sue linee sobrie, scandite da lesene laterali e conclusa da un frontone triangolare. Un’alta fascia orizzontale divide visivamente la parete in due settori, mentre il portale centrale, semplice ma armonioso, è sormontato da una tamponatura in mattoni. L’edificio ha pianta rettangolare a tre navate comunicanti tra loro tramite arcate e passaggi. Il soffitto alterna volte a crociera e a botte, mentre le pareti interne sono decorate da lesene e motivi a fascia. In controfacciata si trova l’organo del XVIII secolo, attribuito a un certo Pergola. Il presbiterio ospita l’altare maggiore in marmi policromi, con mensa separata secondo le direttive del Concilio Vaticano II. Sulla parete di fondo si ammira la pala dell’Ultima Cena, opera di Nicolò Martinelli detto Trometta (1540–1611). L’abside è affrescata con le immagini dei quattro Evangelisti. Le navate laterali terminano con cappelle absidali dedicate al Santissimo Sacramento e al Sacro Cuore di Gesù. Due altari originari sono stati recentemente sostituiti dal fonte battesimale e da un moderno sistema di riscaldamento.

CHIESA DI SANTA MARIA IN CASTAGNETO

Secondo la tradizione popolare, un brigante si imbatté in una rozza immagine della Vergine in un bosco di castagni, situato a metà strada tra la parrocchiale di Santa Vittoria e il Castello di Fratte Rosa. Colpito da quel ritrovamento, l’uomo abbandonò la vita violenta e divenne il primo devoto dell’Icona, dedicando il resto della sua vita a diffonderne il culto. Sebbene non si conoscano le fonti scritte di questa leggenda, i documenti d’archivio confermano che, ritenendo miracoloso il rinvenimento della statua, il popolo di Fratte Rosa decise di costruire un luogo di culto nel castagneto. La chiesa di Santa Maria in Castagneto fu così edificata nel 1029 e contava inizialmente tre altari. Il sacerdote che vi officiava portava il titolo di Vicario dell’Abate di Classe, segno del prestigio spirituale legato a questo antico luogo di devozione. La chiesa attuale di Santa Maria in Castagneto risale al primo scorcio del '700. Venne concordata la sua erezione in seguito a una seduta conciliare dei membri della Compagnia del S. Rosario, tenuta il 10 agosto del 1710. Doveva sorgere dove si trovava allora la piccola chiesa della stessa Compagnia; tutt'ora possiamo osservare le vestigia incorporate nella parete che dà sulla strada, su cui compare anche la traccia di un arco a tutto sesto. La popolazione contribuì generosamente alla costruzione della nuova chiesa. Nel 1710 la vecchia Pieve fu demolita e vennero gettate le fondamenta della nuova; nel 1713 l'opera era già completata e il 5 novembre dello stesso anno la statua della Madonna fu traslata con grande solennità. Un manoscritto del 1826 riporta che, a un secolo dalla sua costruzione, la chiesa era già in cattivo stato, avendo sofferto per il terremoto del 1781 e per l'incendio del 1810. Del primo '900 sono le opere plastiche che ornano il transetto, il tiburio e la cupola realizzate dall'artista locale Igino Guerrieri. Come ricorda una lapide fissata a parete nel presbiterio, il pavimento attuale fu posto in opera nel 1966 con pregiati marmi di Chiampo. Più recentemente, la chiesa ha subito alcuni interventi di restauro conseguenti ai danni provocati dal terremoto del 1997.

IL CONVENTO DI SANTA VITTORIA

La leggenda che si intreccia con la storia narra che il Convento Santa Vittoria fu fondato da San Francesco d’Assisi nel 1216. Il Santo venerato in tutta Italia, in uno dei suoi viaggi solitari attraversò le Marche e s’imbatté in una creatura mostruosa dalle fattezze di un grosso serpente che riuscì ad uccidere con “prodigiosa vittoria”. A memoria di questo evento il convento venne dedicato a Santa Vittoria anche se con ogni probabilità in quel luogo era già presente un insediamento di Benedettini già dal 783 d.c. Oggi il Convento Santa Vittoria, dopo un importante restauro, torna alla sua vocazione di accoglienza per alcuni eventi privati e pubblici, celebrazione di matrimoni e accoglienza di gruppi che vogliano trascorrere qualche giorno nel verde delle campagne marchigiane. Dal convento si può godere di una spettacolare vista panoramica sulla valle del fiume Metauro. Nel corso dei secoli, il convento ha svolto un ruolo di ministero e supporto per le parrocchie locali, oltre a offrire ospitalità ai pellegrini in viaggio verso la Santa Casa di Loreto. Tra i visitatori illustri si ricordano San Carlo Borromeo e San Giuseppe da Copertino. Alla fine del XIX secolo, il convento ha iniziato a decadere ed è stato abbandonato intorno al 1870. Ha subito ulteriori danni durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è stato restaurato negli anni ’80, arrivando all’attuale stato di conservazione.
 

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