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Comune Mombaroccio e Proloco Mombaroccio

Cosa sapere su


MOMBAROCCIO - SCOPRI LA DESTINAZIONE


A metà strada tra Pesaro e Urbino, sulle colline sopra Fano, si incontra il borgo medievale di Mombaroccio,
con un panorama mozzafiato che spazia dall'Appennino alla costa adriatica, tra le vallate dei fiumi Metauro e
Foglia. Si accede al centro storico, circondato da mura del XIII secolo perfettamente conservate,
dall’imponente e iconica Porta Maggiore, voluta dalla famiglia Sforza nel XV secolo.

 

IL PAESAGGIO CHE HA INCANTATO PASCOLI

Nei secoli, il patrimonio paesaggistico e naturalistico di Mombaroccio è stato amato da scrittori e poeti come Giovanni Pascoli che, nei suoi viaggi tra Romagna, Toscana e Marche, faceva tappa proprio al Beato Sante. E anche oggi il borgo è meta di turisti, a piedi e in bicicletta, che provengono da tutta Europa. Pur essendo un Comune con poco più di duemila abitanti, offre ai visitatori un piccolo teatro, una biblioteca comunale e una mostra permanente nella Chiesa di San Marco, dedicata a Ciro Pavisa, pittore mombaroccese di arte sacra
della prima metà del Novecento, tra i più attivi non solo nelle Marche, ma in numerose regioni italiane. Mombaroccio è anche celebre per il suo Mercatino di Natale, che attira ogni anno migliaia di visitatori da tutta Italia, grazie ad un'atmosfera magica e senza tempo. D’estate il borgo si anima con concerti ed eventi gastronomici, che trovano spazio principalmente nello splendido giardino di Palazzo del Monte, dove si possono gustare le eccellenze locali, come il formaggio di fossa, il miele, l'olio extravergine d’oliva e il
Bianchello del Metauro.


MOMBAROCCIO, COSA VEDERE NEL CENTRO STORICO

Percorrendo via Guidobaldo del Monte si può ammirare il Palazzo Del Monte che è stato residenza dei Marchesi Del Monte. Nella parte posteriore vi è un ampio giardino, recentemente restaurato. Proseguendo per via Del Monte, si trova la chiesa principale dedicata ai SS. Vito e Modesto, patroni del luogo. L’interno della chiesa, l’edificio più alto e maestoso del paese, è imponente per dimensioni e splendido per i suoi fregi. Al termine della elegante via si giunge in Piazza Barrocci. Su di essa si affaccia il Palazzo del Comune (sec. XIV). Al suo fianco si erge la poderosa Torre Civica, edificata nel 1608-1609 dall’architetto Guerrini. Attigua ad essa si trova la chiesa intitolata a San Marco con il portale sormontato da un bassorilievo in marmo raffigurante il Leone di San Marco con l’artiglio sul Vangelo (sec. XV). La chiesa fa parte del complesso dell’ex convento dei frati Girolomini, ora sede degli uffici dell’amministrazione comunale.


IL BEATO SANTE TRA STORIA E TURISMO

Non lontano da Mombaroccio, sulla sommità di un'altura immersa nel verde, svetta il Santuario francescano
del Beato Sante, fondato nel 1223. È qui che, durante la seconda guerra mondiale, trovarono rifugio e
protezione dalla persecuzione nazifascista, profughi dissiden  ed ebrei, tra i quali la famiglia di Alfredo Sarano,
segretario della Comunità ebraica di Milano, custode delle liste di oltre 14mila iscritti. Proprio per il coraggio
dimostrato durante la Shoah con questa rete di solidarietà tra famiglie, religiosi e carabinieri, il Comune di
Mombaroccio ha ricevuto, unico delle Marche, il riconoscimento del Presidente della Repubblica della
Medaglia d’oro al Merito Civile.


MOMBAROCCIO E LE SUE CHIESE

Sono diverse le chiese presenti nel territorio mombaroccese, che incanteranno i visitatori. La chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Vito e Modesto, fu eretta sulla fine del '300, ma venne più volte ricostruita e rimaneggiata fino alla forma attuale. La chiesa ha un bell’organo della fine del ‘700 e interessanti dipinti del XVI secolo. Degna di nota è la pala d’altare che raffigura la Madonna del Rosario.

Si passa poi alla Chiesa di San Marco, che fu fatta costruire nel 1424 da ser Francesco Rattoli col denaro guadagnato a Venezia come mercante. Della chiesa quattrocentesca rimane solo il timpano del portale in pietra d’Istria, con il leone di San Marco e forse il portale stesso, oltre l’epigrafe di fondazione. Al secolo XVII vanno attribuite due grandi statue lignee (San Girolamo e il Beato Pietro). Il resto appartiene al secolo XVIII: l’attuale architettura (1799), l’organo, il bel coro ligneo, le bellissime porte in noce (1718), il grande crocifisso ligneo, la pala absidale (Madonna col Bambino e santi, sullo sfondo veduta di Monte Baroccio), il quadro dell’altare laterale, malamente sfregiato nella parte centrale ma ancora suggestivo nelle figure che restano. Interessante anche la lignea Madonna di Loreto che proviene forse dalla cappella omonima che sorgeva a fianco dell’antico ospedale. Sotto l’altare, in un’urna intagliata e dorata, è contenuto il corpo di San Clemente. La reliquia fu donata ai concittadini da fra Girolamo Guidi, mombaroccese in convento a Roma.

Arriviamo alla Chiesa di Santa Susanna a Villagrande. Nel 1909, il parroco di Santa Susanna, essendo la sua chiesa per vetustà pericolante, previa autorizzazione ecclesiastica e civile, fece una convenzione col Comune di Mombaroccio in forza della quale egli cedeva al Comune la vecchia chiesa di Santa Susanna, l’area e il materiale e riceveva dal Comune l’uso (fino a quando questi non gliene avesse costruita una nuova) della chiesa di San Marco, in paese, che un tempo apparteneva ai Padri Gerolamini e che poi, indemaniata, fu riscattata dal Comune. Il Parroco di Santa Susanna, nel 1920, si trasferì nella chiesa nuova di S. Susanna, situata a Villagrande di Mombaroccio a circa due chilometri dal paese e continuò per decenni a servirsi della chiesa di San Marco per i funerali dei parrocchiani che risiedevano in paese, per matrimoni ed altro. Entrambi i parroci convennero sulla necessità ed urgenza di modificare i confini e si accordarono circa i nuovi limiti. Secondo la nuova configurazione delle due parrocchie, il paese passò per intero alla parrocchia dei Santi Vito e Modesto, compresa la chiesa di S. Marco, ma su detta chiesa il parroco di Santa Susanna intendeva riservarsi il suo diritto come da convenzione stipulata con il Comune di Montebaroccio nel 1909 e in riconoscimento di detto suo diritto chiedeva che venisse imposto al parroco dei Santi Vito e Modesto un canone o censo annuo, sia pure tenue. Il 1° agosto 1949, il Vescovo Monsignor Bonaventura Porta, con apposita bolla, fissava i nuovi confini fra le due parrocchie e determinava in 25 chilogrammi di grano, il canone annuo che la parrocchia dei Santi Vito e Modesto doveva corrispondere a quella di Santa Susanna per la chiesa di San Marco.


LE CAPPELLE DI MOMBAROCCIO

Sono tre le cappelle più importanti costruite dai fedeli nel comune di Mombaroccio. La più singolare è la Cappella della Madonna del Tufo, nei pressi del Castello di Mombaroccio, unica nel suo genere, scavata all’interno di una roccia di tufo. All’interno della stessa un’immagine della Madonna, un piccolo altare e due panche che permettono al fedele di ritirarsi nel silenzio. Da ricordare anche la Cappella Bonci situata nella campagna sul crinale Pian di Malatesta, fatta erigere nel 1955 è una delle costruzioni più recenti, e la Cappella del Passo del Beato Sante, la quale indicava la via ai tanti pellegrini che venivano in visita al convento del Beato Sante. Al suo interno un piccolo altare con una raffigurazione popolare della Madonna co n il Bambino in braccio.


LE NICCHIE SACRE

Avevano la funzione di protezione delle abitazioni o indicazione di strade nella cultura rurale, una credenza che portava il fedele a costruire una nicchia a difesa della famiglia, del lavoro o della casa. Nel territorio tantissime sono le nicchie presenti; nicchie storiche, nicchie sacre sparse in tutto il territorio ma anche nicchie vuote che in ogni caso ricordano la sacralità e l’intenzione della costruzione.


I SAPORI DEL TERRITORIO

Tra i sapori del territorio non possiamo non includere L'Olio Dop Cartoceto. Che ha dimostrato di possedere tutte le qualità solitamente riconosciute ad un buon extravergine: per questo rende appetitosa anche una semplice fetta di pane abbrustolito, possibilmente sul fuoco di legna. Baccalà e crostini all’olio di Cartoceto sono una semplice ma gustosa ricetta. L’olio deve essere conservato in ambienti freschi, asciutti e lontano da fonti di calore, a una temperatura compresa tra i 14 e i 20°C. In questa situazione ottimale la qualità del prodotto resta integra per oltre tre anni. Con le basse temperature l’olio può andare soggetto a congelamento, per cui, prima di iniziarne il consumo, occorre riportare i recipiente a temperatura ambiente (16-18°) per alcuni minuti e agitarlo ripetutamente, per agevolare il ritorno del prodotto allo stato naturale.

C'è poi il Formaggio di Fossa. Secondo una leggenda la speciale lavorazione del formaggio di fossa sarebbe nata puramente per caso. Pare infatti che nel 1486 Alfonso d’Aragona, sconfitto dai Francesi, avesse ottenuto l’ospitalità di Girolamo Riario, signore di Forlì. Ma le risorse del forlivese non consentirono a lungo il sostentamento delle truppe, che presto cominciarono a depredare i contadini dei dintorni. Questi, per difendersi, presero l’abitudine di nascondere le provviste nelle fosse. A novembre, una volta partiti gli eserciti e finite le scorrerie, le dissotterrarono e scoprirono che il formaggio aveva cambiato le proprie caratteristiche organolettiche. Le fosse sono ambienti sotterranei, di origine medievale, scavate nel tufo dell’abitato soglianese ed un tempo adibite a deposito del grano. Sono di varia forma e misura; in genere a forma di fiasco con una base di circa 2 metri di circonferenza ed un’altezza di circa 3 metri compreso il collo. Si distinguono quattro fasi necessarie per la produzione del formaggio di fossa: pulitura e preparazione della fossa; infossatura; stagionatura; sfossatura. 
Il formaggio di fossa e ottimo da gustare da solo, oppure per la preparazione di primi e secondi piatti, ad esempio grattugiato o saltato in padella con passatelli o gnocchi, carpaccio o costata di manzo, ed anche come dessert servito con confettura di fichi o miele, che ne smorza la forza senza disperderne l’aroma. Per accompagnarlo sono ottimi i vini dolci, passito e vin santo su tutti, o un buon rosso invecchiato.


E poi c'è il miele, prodotto dall’ape sulla base di sostanze zuccherine che essa raccoglie in natura. Le principali fonti di approvvigionamento sono il nettare, che è prodotto dalle piante da fiori, e la melata, che è un derivato della linfa degli alberi, prodotta da alcuni insetti succhiatori, che trasformano la linfa delle piante trattenendone l’azoto ed espellendo il liquido in eccesso ricco di zuccheri.


GLI EVENTI

Tra gli eventi principali, ci sono il Natale di Mombaroccio, la Lavanda in Fiore, la Festa d'la Crescia sai Cucon, nella frazione di Montegiano. E la Festa della Tagliatella al Cairo di Mombaroccio.

IL GIARDINO DI PALAZZO DEL MONTE, ESPERIENZA DA NON PERDERE

Uno degli itinerari turistici di Mombaroccio porta a visitare il giardino situato nella parte posteriore del Palazzo Del Monte, antica dimora della famiglia nobile di Mombaroccio. Recentemente restaurato, il giardino, di 1600 metri quadri, si estende fino alle mura castellane, con un camminamento sopraelevato dal quale si gode uno splendido panorama.


DA NON PERDERE IL MUSEO DELL'ARTE E CIVILTA' CONTADINA

Il Museo dell’ Arte e Civiltà Contadina di Mombaroccio per la sua estensione e completezza è tra i pochi riconosciuti dalla Regione Marche. La collezione è esposta in 12 stanze, adibite un tempo a cantine dello storico ex Convento dell’Ordine dei Girolomini (XV secolo) per 321 metri quadri. Si trova sotto l’intera Piazza Centrale del Borgo Medievale di Mombaroccio, e comprende oggetti datati fra il XVIII secolo e il 1970, inerenti l’attività lavorativa, manuale o supportata da animali. Di grande fascino i numerosissimi reperti raccolti e suddivisi a ricreare ambienti e situazioni di un passato prossimo, ma ormai scomparso. I visitatori potranno ritrovare attrezzi e lavorazioni di altri tempi, leggere usi e costumi scomparsi, immaginarsi la vita quotidiana dei secoli passati, ma anche  rileggere  le tecniche di produzione e lavorazione adottate, spesso  frutto dell’anonimo ingegno collettivo e confrontarle con le attuali. Si possono visitare e  rivivere situazioni suggestive legate a: la cucina di una casa colonica, la neviera, la stanza olearia, la cantina, il magazzino, la falegnameria, il ciabattino, il fabbro, la mietitura, la tessitura, gli attrezzi agricoli  e da trasporto e altro ancora, di particolare interesse una trebbiatrice degli inizi del secolo. Conservati all’interno del Museo alcuni antichi reperti provenienti dai molini  della zona 14 molini sul Torrente Arzilla. Completa il percorso una raccolta  di foto d’epoca che ben rappresenta l’evoluzione  dei costumi.


IL MUSEO DELL'ARTE SACRA


Il Museo, ospitato nelle Sale della Sacrestia della Chiesa di San Marco, nel cuore del Centro Storico del Borgo Medievale, raccoglie nei 6 locali numerosi reperti di arte lignea, dipinti, paramenti, oggetti di culto e arredi sacri provenienti dalle chiese e dai conventi della zona. Nella Sala Grande troviamo alcuni legni sacri dei secoli XV–XVI, di grande semplicità ma anche di forte impatto emotivo a testimonianza  della  capacità espressiva  degli anonimi  scultori locali, forti di una scuola, quella  riminese–marchigiana, che ha prodotto i capolavori di Fabriano e di Pergola e i cui influssi si vedono nelle opere qui conservate. Di grande suggestione il piccolo ma antico Crocifisso della Sala Rossa. Sui muri trovano spazio  dei dipinti dedicati ai Santi. Completa il Museo una ricca raccolta di paramenti sacri prodotti in almeno due secoli, tessuti con filamenti in oro e argento, è Stata restaurata e conservata in teche protette, testimonianza della ricchezza della Chiesa locale e della importanza e capacità artistiche ed economiche raggiunta nei secoli passati dal Borgo.


Museo del Ricamo. Una mostra sul ricamo, una tradizionale attività delle donne di Mombaroccio, è allestita all’interno dei suggestivi locali della Torre Civica (1608). Sono esposti numerosi pezzi pregiati, sia di antica fattura, che di più recente realizzazione. I primi riferimenti storici ci riportano al 1400, quando veniva usata la tecnica del legaccio. Sono esposti numerosi pezzi pregiati, sia di antica fattura, che di più recente realizzazione.


Il Laboratorio di Galileo e Guidobaldo. In occasione dell’anniversario di Guidobaldo, si è  iniziato all’interno del cinquecentesco Palazzo Del Monte l’allestimento di uno spazio dedicato alla ricostruzione e alla riproposizione al pubblico di una serie di esperienze eseguite dallo scienziato. Il “Laboratorio” vuol mettere in rilievo un dato fondamentale: la scienza è un’avventura umana. Ossia la scienza è pensiero, è sperimentazione, è formulazione matematica, ma nel contempo è incontro, dialogo, amicizia tra persone, affronto di problemi concreti, strumento per risolverli. Il “Laboratorio” vuol proporre la figura e l’opera di Guidobaldo Del Monte nel vivo di quanto detto, presentandola in relazione al contesto umano e storico in cui si è svolta. Naturalmente primeggia il rapporto con Galileo, sia per il ruolo “paterno” che Guidobaldo ha avuto nei suoi confronti, sia per i notevoli contenuti scientifici che lo hanno animato. Vengono portati in evidenza anche altri aspetti dell’opera di Guidobaldo, la sua attenzione al miglioramento delle tecniche, il confronto con l’amico Pier Matteo Giordani. Il “Laboratorio di Galileo e Guidobaldo” è costituito da “tavoli” che ospitano una serie di apparati sperimentali, affiancati da pannelli con le immagini originali e con brevi e chiare spiegazioni su come eseguire e su quale è il significato delle esperienze proposte.
 

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